24/10/2025
🟥Manovra: tagli ai Caf, a pagare saranno i cittadini.
Nella nuova Legge di Bilancio è previsto un taglio del 10% ai compensi destinati ai Centri di Assistenza Fiscale (CAF).
Meno risorse ai Caf significa meno supporto per chi ha bisogno di aiuto con dichiarazioni, bonus, e pratiche fiscali.
Il diavolo sta nei dettagli, soprattutto nella legge di bilancio. Tra le pieghe della manovra, la Cgil e i Caaf segnalano il rischio di lasciare i cittadini più soli di fronte a fisco e burocrazia, colpendo proprio quei centri di assistenza che garantiscono il corretto funzionamento della macchina fiscale.
Tra le novità, la manovra interviene sull’Isee, introducendo modifiche come l’esclusione della prima casa dal patrimonio immobiliare entro una soglia più alta e la revisione della scala di equivalenza per le famiglie con figli. Interventi che, seppur pensati per ampliare la platea dei beneficiari, potrebbero creare disagi organizzativi.
�“Le modifiche rischiano di entrare in vigore in tempi non compatibili con l’avvio della campagna Isee di gennaio 2026 – spiega Monica Iviglia, presidentessa dei Caaf Cgil –. I programmi informatici e le procedure operative non saranno aggiornati, costringendo i cittadini a tornare una seconda volta e i Caaf a riorganizzarsi in corsa”.
Ma la parte più pesante arriva con l’articolo 129, comma 5, che prevede una riduzione del 9,959% dei compensi per i modelli 730, pari a 21,6 milioni. “Una sforbiciata del 10% può affossare il sistema dei Caaf, che già lavorano con compensi tagliati ogni anno di circa il 50% – denuncia Iviglia –. Dal 2026 questo taglio si scaricherà sui cittadini, che rischiano di pagare di più per gli stessi servizi”.
Il taglio si applica inoltre retroattivamente sulla campagna fiscale appena conclusa, generando perdite di bilancio per strutture che operano in convenzione con lo Stato. “Con risorse ridotte – aggiunge Iviglia – sarà difficile garantire gli stessi standard di servizio e mantenere l’affidabilità che contraddistingue i Caaf, che ogni anno trasmettono oltre 17 milioni di dichiarazioni”.
Le conseguenze potrebbero essere pesanti: meno qualità, tempi più lunghi e minore accessibilità, soprattutto per i cittadini più fragili. I Caaf, infatti, non sono solo sportelli fiscali, ma presìdi sociali di prossimità. “È paradossale definire risparmio pubblico ciò che finirà per gravare proprio su chi paga le tasse”.
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