18/12/2025
Care colleghe e cari colleghi,
dopo l’allarme lanciato il 1 novembre dalle pagine del quotidiano Italia Oggi sul trend negativo del bilancio del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, siamo costretti a tornare sulla questione, preoccupati di ciò che sta avvenendo.
Con la pubblicazione del bilancio preventivo 2026, emerge infatti che è stato effettuato un aggiornamento al preventivo 2025, che chiude con un disavanzo economico di € 𝟰.𝟯𝟬𝟳.𝟵𝟵𝟳,𝟯𝟳 rispetto agli originari preventivati € 2.587.200,00 e, anche per il 2026, il disavanzo economico viene ipotizzato di € 𝟮.𝟱𝟳𝟰.𝟮𝟬𝟬,𝟬𝟬, a dimostrazione del fatto che l’obiettivo di pareggio, priorità di un ente pubblico non economico, non è tra le finalità dell’attuale dirigenza. Una situazione che a nostro avviso continua a sollevare molti interrogativi non solo contabili, ma politici e di governance.
Già dal 2023 è emersa una controtendenza rispetto al passato, si registra infatti una differenza tra valore e costi della produzione di € -448.019,70 nel conto economico, e il relativo avanzo economico si mostra estremamente contratto, rispetto all’abituale, di € 332.510,95, controtendenza esplosa nel 2024 con un disavanzo economico di € 𝟵𝟱𝟲.𝟰𝟭𝟭,𝟬𝟬, cristallizzata con i due preventivi relativi al 2025 e 2026 sopra citati.
𝗗𝗜𝗦𝗔𝗩𝗔𝗡𝗭𝗢 𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗖𝗢
Disavanzo Economico 2024 € 𝟵𝟱𝟲.𝟰𝟭𝟭,𝟬𝟬
Disavanzo Economico 2025 € 𝟰.𝟯𝟬𝟳.𝟵𝟵𝟳,𝟯𝟳
Disavanzo Economico 2026 € 𝟮.𝟱𝟳𝟰.𝟮𝟬𝟬,𝟬𝟬
È palese che non siamo di fronte ad un incidente di percorso ma a un trend strutturale, effetto di scelte politiche finalizzate all’aumento esponenziale delle spese correnti, in particolare per gli organi dell’ente.
Gli aumenti dei costi non possono essere ricondotti principalmente agli importi erogati agli ordini come trasferimento straordinario di 7,7 milioni in tre anni, sterilizzati dalle maggiori entrate di pari importo, per effetto del maggior contributo richiesto alla base, con l’aumento delle quote; nemmeno ai congressi di categoria o campagne pubblicitarie, facilmente prevedibili ed effettuate ciclicamente. Tali aumenti vanno attribuiti pertanto al maggior costo degli organi dell’ente, passato complessivamente da € 𝟭.𝟱𝟲𝟰.𝟬𝟭𝟲,𝟬𝟬 del 2022 a € 𝟮.𝟵𝟮𝟵.𝟱𝟯𝟴,𝟬𝟬 del 2024 (ultimo consuntivo), per arrivare ad € 𝟯.𝟭𝟱𝟬.𝟬𝟬𝟬,𝟬𝟬 preventivati per il 2026, il tutto nel massimo silenzio, senza una nota di giustificazione.
𝗖𝗢𝗦𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗢𝗥𝗚𝗔𝗡𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗘𝗡𝗧𝗘
Anno 2022 € 𝟭.𝟱𝟲𝟰.𝟬𝟭𝟲,𝟬𝟬
Anno 2023 € 𝟮.𝟱𝟱𝟯.𝟬𝟱𝟬,𝟬𝟬
Anno 2024 € 𝟮.𝟵𝟮𝟵.𝟱𝟯𝟴,𝟬𝟬
Anno 2025 € 𝟯.𝟭𝟵𝟵.𝟭𝟬𝟬,𝟬𝟬
Anno 2026 € 𝟯.𝟭𝟱𝟬.𝟬𝟬𝟬,𝟬𝟬
È un paradosso: gli iscritti pagano di più, ma l’Ente produce disavanzi economici sempre maggiori.
È vero, abbiamo un avanzo degli anni precedenti tale da permetterci di coprire le perdite economiche prodotte, ma il patrimonio netto dell’ente si sta inesorabilmente depauperando, dovendo coprire i disavanzi del 2024-2025-2026, complessivamente di poco meno di € 𝟴.𝟬𝟬𝟬.𝟬𝟬𝟬,𝟬𝟬. Di questo passo, nell’arco dei prossimi 5 anni, il patrimonio sarà totalmente azzerato.
𝗣𝗔𝗧𝗥𝗜𝗠𝗢𝗡𝗜𝗢 𝗡𝗘𝗧𝗧𝗢
Patrimonio Netto 2023 € 𝟮𝟭.𝟱𝟴𝟲.𝟯𝟱𝟭,𝟮𝟳
Patrimonio Netto 2024 € 𝟮𝟬.𝟲𝟮𝟵.𝟵𝟰𝟬,𝟰𝟰
Patrimonio Netto 2025 € 𝟭𝟲.𝟯𝟮𝟭.𝟵𝟰𝟯,𝟬𝟳
Patrimonio Netto 2026 € 𝟭𝟯.𝟳𝟰𝟳.𝟳𝟰𝟯,𝟬𝟳
Manca una visione complessiva, manca trasparenza nei criteri di programmazione e soprattutto manca condivisione. La categoria è di tutti e il CN la casa di ogni Collega, forse è bene ricordarlo!
Il nostro auspicio è che queste osservazioni siano oggetto di riflessione e di confronto all’interno dell’Assemblea degli Ordini che si terrà domani, occasione di incontro dalla quale, come sempre, le Associazioni saranno escluse.
Da ultimo, permettete un riferimento all’Informativa n. 159/2025 del Presidente del CNDCEC, rispetto alla quale si ritiene utile, nonché doveroso, fornire alcune puntualizzazioni di merito e di metodo. Informativa appresa dai social, pubblicata da qualche Consigliere nazionale, e mai ricevuta dall’Associazione o dal suo Presidente.
Sul piano istituzionale, esprimiamo non poca sorpresa per il tono e per il contenuto di una comunicazione che travalica il perimetro dell’informazione interna, per assumere carattere apertamente polemico e personale nei confronti del Presidente di un’Associazione.
Non è accettabile che un’informativa ufficiale di un ente pubblico venga utilizzata per stigmatizzare, lanciare accuse affrettate, se non scomposte e ipotizzare azioni di tutela rispetto alle valutazioni espresse da un’organizzazione sindacale rappresentativa, nell’esercizio della propria funzione di analisi e critica.
Il pluralismo e la libertà di espressione del pensiero sono valori costituzionalmente garantiti e tutelati e, di converso, il Codice Deontologico, impropriamente citato nel documento informativo in parola, impone ai vertici istituzionali di mantenere un comportamento improntato al rispetto reciproco e al confronto leale, anche di fronte a posizioni non coincidenti.
L’Informativa n. 159/2025, per formulazione e contenuto, presenta profili che ne evidenziano la natura impropriamente intimidatoria.
L’utilizzo di frasi quali: “non sarà accettato che si pongano dubbi infondati … interesse che sarà tutelato in tutte le sedi competenti”, è tipico di un linguaggio minaccioso. Dette frasi contengono un tono di diffida incompatibile con la neutralità istituzionale; termini quali “capzioso”, “fazioso”, “artatamente allarmistico”, non si limitano a voler confutare un dato, ma mettono in discussione la correttezza professionale e la buona fede del Presidente ANC.
In un contesto istituzionale, tali formule equivalgono a un abuso del canale comunicativo pubblico e rappresentano un tentativo di esercitare pressione, anche psicologica, nei riceventi e provocano un danno reputazionale nei confronti di un legittimo interlocutore.
Si tratta di un precedente pericoloso, che rischia di minare il principio stesso della naturale dialettica democratica nella rappresentanza della professione.
Sul piano dei risultati contabili, le dichiarazioni rese dall’ANC, in sede di intervista, si fondano su dati tratti dai documenti ufficiali del CNDCEC, non su illazioni.
Resta pertanto del tutto legittimo, se non doveroso, interrogarsi sui dati espressi nel Conto Economico, riconciliati con l’avanzo espresso sul Rendiconto Finanziario.
È utile ricordare che lo stesso D.P.R. 97/2003 prevede la tenuta contestuale della contabilità finanziaria e di quella economico-patrimoniale. Non può dunque essere definita come “fuorviante” un’analisi condotta su dati che la stessa normativa impone di rilevare e pubblicare.
Sul piano del confronto, si registra l’ennesimo rifiuto del Consiglio Nazionale, quale ente di vertice della professione, di adempiere al dovere di rispondere alle legittime domande della categoria con dati, non con diffide.
Attribuire carattere “capzioso” o “artatamente allarmistico” a un legittimo esercizio di critica, significa confondere la tutela dell’immagine con la negazione del confronto democratico.
L’ANC, malgrado il tentativo fortemente intimidatorio, sottolinea di non avere alcun interesse a generare allarmismi, ma rivendica con forza il diritto e il dovere di vigilare sull’uso delle risorse derivanti dai contributi obbligatori degli iscritti.
Il rispetto delle opinioni diverse non è un atto di cortesia, è una condizione fondante di qualsiasi rappresentanza.
L’ANC auspica, pertanto, che il Consiglio Nazionale voglia riportare la dialettica tra istituzioni e rappresentanza sindacale nel solco della reciprocità, della trasparenza e della responsabilità, evitando derive personalistiche o intimidatorie che nulla hanno a che vedere con la dignità della professione e l’esclusione selettiva da eventi di categoria o dinieghi di patrocinio a convegni tradizionalmente di alto profilo e di rilevanza nazionale.
Nel frattempo, l’Associazione proseguirà nel proprio ruolo di presidio critico e costruttivo.
Ritenendo di avere contribuito ad una visione più equilibrata, rispetto all’unica narrazione che avete avuto occasione di conoscere, auguro a tutte e a tutti di trascorrere Feste serene.
Marco Cuchel
Presidente ANC