Studio Tributario Ricci

Studio Tributario Ricci Consulenza Fiscale, Finanziaria, Tributaria e del Lavoro

05/08/2026
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01/06/2026

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Le nuove regole restrittive sul credito dโ€™imposta per ricerca e sviluppo non possono essere applicate retroattivamente ai periodi dโ€™imposta precedenti.
รˆ questo lโ€™orientamento che emerge sul fronte delle agevolazioni fiscali legate agli investimenti innovativi delle imprese.
Il tema riguarda soprattutto i criteri utilizzati dallโ€™amministrazione finanziaria per distinguere le attivitร  realmente innovative da quelle considerate ordinarie o prive dei requisiti richiesti dalla normativa.

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Secondo gli orientamenti piรน recenti, eventuali criteri selettivi introdotti successivamente non possono penalizzare imprese che hanno usufruito del credito seguendo le regole vigenti al momento dellโ€™investimento.
Il principio tutela lโ€™affidamento del contribuente e garantisce maggiore certezza nei rapporti con il Fisco, soprattutto in un settore caratterizzato da continui cambiamenti interpretativi.

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Le contestazioni riguardano spesso la qualificazione dei progetti finanziati. Lโ€™Agenzia delle entrate tende a verificare se le attivitร  svolte presentino effettivi elementi di innovazione tecnologica oppure costituiscano semplici miglioramenti ordinari.
Per le imprese diventa quindi essenziale documentare in modo dettagliato ricerca, sviluppo, sperimentazione e contenuto innovativo dei progetti.

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Lโ€™impossibilitร  di applicare criteri retroattivi puรฒ incidere significativamente sui contenziosi in corso e sugli atti di recupero emessi nei confronti delle aziende.
Resta comunque fondamentale la corretta predisposizione della documentazione tecnica e fiscale, elemento decisivo per dimostrare la spettanza del beneficio e difendersi in sede di verifica.

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29/05/2026

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I controlli sui conti correnti restano uno degli strumenti principali utilizzati dal Fisco per individuare somme non dichiarate e movimenti sospetti. Quando emergono anomalie tra operazioni bancarie e redditi dichiarati, lโ€™Agenzia delle entrate puรฒ avviare rapidamente accertamenti fiscali.

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Versamenti non giustificati possono essere considerati redditi imponibili. In alcuni casi assumono rilevanza fiscale anche i prelievi. Tocca al contribuente dimostrare la provenienza delle somme attraverso documentazione adeguata.

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Gli avvisi di accertamento sono immediatamente esecutivi e impongono il pagamento entro 60 giorni dalla notifica. In assenza di versamento o sospensione del giudice, possono partire azioni di riscossione come pignoramenti, ipoteche e fermi amministrativi.
Il ricorso alla giustizia tributaria non sospende automaticamente gli effetti dellโ€™atto.

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Le verifiche vengono effettuate anche tramite lโ€™incrocio delle banche dati e lโ€™Anagrafe dei rapporti finanziari, che consente di individuare incongruenze tra disponibilitร  economiche e redditi dichiarati.

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Bonifici, ricevute, contratti e giustificativi diventano essenziali per difendersi dalle contestazioni fiscali. Una documentazione incompleta puรฒ invece rafforzare la pretesa dellโ€™amministrazione finanziaria.

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28/05/2026

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Le spese di manutenzione sostenute dalle imprese continuano a beneficiare di un regime fiscale favorevole, con margini di deducibilitร  particolarmente ampi soprattutto quando gli interventi risultano collegati allโ€™attivitร  produttiva e alla conservazione dei beni aziendali.
La disciplina distingue tra manutenzione ordinaria e interventi incrementativi, ma negli ultimi anni interpretazioni giurisprudenziali e chiarimenti dellโ€™amministrazione finanziaria hanno progressivamente ampliato le possibilitร  di deduzione dei costi sostenuti dalle imprese.

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Le spese di manutenzione ordinaria relative ai beni materiali strumentali possono essere dedotte nellโ€™esercizio in cui vengono sostenute entro il limite del 5% del valore complessivo dei beni ammortizzabili risultanti allโ€™inizio del periodo dโ€™imposta.
Lโ€™eventuale eccedenza rispetto a questa soglia non va persa, ma puรฒ essere ripartita nei cinque esercizi successivi. Il meccanismo consente quindi una significativa flessibilitร  fiscale nella gestione degli interventi di riparazione e conservazione.

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Diversa รจ la situazione delle spese che determinano un aumento della produttivitร , della capacitร  o della vita utile del bene. In questi casi i costi vengono generalmente capitalizzati e recuperati attraverso il processo di ammortamento.
La distinzione non dipende solo dalla tipologia tecnica dellโ€™intervento, ma soprattutto dagli effetti economici prodotti sul cespite aziendale. Per questo motivo assume rilievo la concreta funzione dellโ€™opera eseguita.

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La giurisprudenza tributaria tende a valorizzare il principio di inerenza, riconoscendo la deducibilitร  ogni volta che il costo risulti effettivamente collegato allโ€™attivitร  dโ€™impresa. Anche interventi particolarmente rilevanti possono quindi essere considerati manutenzioni deducibili se finalizzati principalmente alla conservazione dellโ€™efficienza aziendale.
Questo approccio ha ampliato gli spazi operativi per le imprese, soprattutto nei settori industriali e immobiliari, dove le attivitร  manutentive rappresentano una componente ordinaria e ricorrente dei costi aziendali.

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Resta comunque fondamentale la corretta tracciabilitร  delle spese. Contratti, fatture, relazioni tecniche e documentazione contabile devono consentire di dimostrare la natura dellโ€™intervento e la sua connessione con lโ€™attivitร  esercitata.
In sede di controllo fiscale, infatti, uno degli aspetti maggiormente contestati riguarda proprio la qualificazione delle opere come manutenzione ordinaria oppure come investimento da capitalizzare.

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27/05/2026

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Nel contenzioso tributario la distinzione tra inesistenza soggettiva e inesistenza oggettiva delle operazioni continua ad avere un ruolo decisivo, soprattutto in materia di IVA e deducibilitร  dei costi. La differenza tra le due fattispecie, infatti, produce conseguenze molto diverse sia sul piano fiscale sia su quello probatorio.
Le contestazioni dellโ€™Agenzia delle entrate riguardano frequentemente fatture considerate non genuine, ma la giurisprudenza della Cassazione e quella europea hanno chiarito che non tutte le operazioni inesistenti possono essere trattate allo stesso modo.

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Lโ€™inesistenza oggettiva ricorre nei casi in cui la cessione di beni o la prestazione di servizi non sia mai avvenuta nella realtร . In pratica, la fattura documenta unโ€™operazione fittizia, priva di qualsiasi esecuzione concreta.
In queste situazioni il Fisco puรฒ contestare integralmente la detrazione IVA e la deduzione del costo, sostenendo che manca il presupposto economico dellโ€™operazione. La prova richiesta allโ€™amministrazione finanziaria riguarda proprio lโ€™inesistenza materiale della prestazione o della vendita.

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Diverso รจ il caso dellโ€™inesistenza soggettiva. Qui lโ€™operazione commerciale รจ realmente avvenuta, ma il soggetto indicato in fattura non coincide con quello che ha effettivamente effettuato la prestazione o ceduto i beni. รˆ il fenomeno tipico delle cosiddette โ€œsocietร  cartiereโ€, utilizzate per schermare il reale fornitore.
Secondo la giurisprudenza europea e nazionale, in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti il diritto alla detrazione IVA puรฒ essere negato soltanto se lโ€™amministrazione dimostra che il contribuente fosse consapevole della frode oppure avrebbe potuto accorgersene usando lโ€™ordinaria diligenza professionale.
Sul fronte delle imposte dirette, invece, i costi possono restare deducibili quando lโ€™operazione economica sia stata realmente sostenuta e risulti inerente allโ€™attivitร  dโ€™impresa.

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La corretta qualificazione dellโ€™inesistenza assume rilievo anche sotto il profilo processuale. La Cassazione ha piรน volte evidenziato che lโ€™onere probatorio cambia radicalmente a seconda che si contesti unโ€™inesistenza oggettiva oppure soggettiva.
Per questo motivo i giudici richiedono allโ€™amministrazione finanziaria di indicare con precisione quale tipo di inesistenza venga contestata, evitando sovrapposizioni tra fattispecie differenti. Unโ€™impostazione generica dellโ€™accertamento puรฒ infatti compromettere la tenuta della pretesa fiscale davanti al giudice tributario.

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26/05/2026

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La misura sostiene programmi di investimento innovativi e sostenibili realizzati da micro, piccole e medie imprese localizzate nelle regioni del Sud Italia. Le agevolazioni riguardano infatti Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna e sono rivolte a progetti ad alto contenuto tecnologico coerenti con il piano Transizione 4.0.
Requisiti richiesti alle imprese
Per accedere agli incentivi le imprese devono risultare regolarmente iscritte e attive nel Registro delle imprese. รˆ inoltre necessario operare in contabilitร  ordinaria e aver depositato almeno due bilanci, oppure presentato due dichiarazioni dei redditi nel caso di imprese individuali e societร  di persone.
Tra le condizioni previste rientra anche il divieto di delocalizzazione nei due anni precedenti la domanda e lโ€™obbligo di copertura assicurativa contro calamitร  naturali.

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Il pacchetto di aiuti puรฒ coprire fino al 75% delle spese ammissibili. La misura si divide in:
35% come contributo a fondo perduto;
40% come finanziamento agevolato a tasso zero con durata massima di sette anni.
La quota restante, pari al 25%, deve invece essere sostenuta dallโ€™impresa tramite risorse proprie o finanziamenti ordinari privi di agevolazioni pubbliche.

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I programmi devono prevedere spese comprese tra 750 mila euro e 5 milioni di euro. Lโ€™investimento non puรฒ comunque superare il 70% del fatturato risultante dallโ€™ultimo bilancio approvato e depositato.
I progetti devono inoltre essere completati entro 18 mesi dalla concessione delle agevolazioni.

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Sono finanziabili investimenti finalizzati allโ€™ampliamento della capacitร  produttiva, alla diversificazione dellโ€™attivitร , al cambiamento del processo produttivo o alla creazione di una nuova unitร  operativa.
Particolare attenzione viene riservata agli interventi legati a tecnologie innovative come intelligenza artificiale, cloud, robotica e Internet of Things, oltre ai programmi orientati alla sostenibilitร  ambientale e al risparmio energetico.

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Tra le spese ammesse rientrano:
macchinari, impianti e attrezzature nuovi;
software e licenze collegati ai beni agevolati;
opere murarie entro il limite del 40% dei costi;
certificazioni ambientali;
consulenze specialistiche e diagnosi energetiche entro i limiti previsti dal bando.
Restano invece esclusi mezzi di trasporto, beni usati, acquisto di immobili e terreni, oltre alle spese di gestione ordinaria.

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26/05/2026

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La documentazione reperita durante una perquisizione domiciliare effettuata dalla Guardia di finanza non puรฒ essere utilizzata nel procedimento tributario se manca una preventiva autorizzazione della procura. รˆ questo il principio ribadito dalla giurisprudenza in materia di controlli fiscali e garanzie costituzionali.

La questione nasce dal delicato equilibrio tra esigenze investigative dellโ€™amministrazione finanziaria e tutela dellโ€™inviolabilitร  del domicilio prevista dallโ€™articolo 14 della Costituzione. Quando gli accertatori intendono accedere ad abitazioni private per acquisire documenti o supporti informatici, รจ infatti necessario uno specifico provvedimento autorizzativo dellโ€™autoritร  giudiziaria.

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Diversamente da quanto avviene nei locali aziendali o professionali, gli accessi nelle abitazioni richiedono una procedura piรน rigorosa. Lโ€™ingresso puรฒ essere disposto soltanto in presenza di gravi indizi di violazioni fiscali e con lโ€™autorizzazione del pubblico ministero, che deve risultare motivata.
In assenza di questo passaggio, eventuali carte, appunti o file rinvenuti durante il controllo rischiano di perdere efficacia probatoria e non possono essere utilizzati per fondare recuperi dโ€™imposta o contestazioni nei confronti del contribuente.

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Lโ€™orientamento rafforza il principio secondo cui anche lโ€™attivitร  di contrasto allโ€™evasione deve rispettare limiti precisi. Le verifiche fiscali, pur avendo finalitร  pubblicistiche, non possono comprimere i diritti fondamentali del cittadino senza adeguate tutele procedurali.
La giurisprudenza ha piรน volte chiarito che il domicilio rappresenta uno spazio protetto e che qualsiasi deroga deve essere giustificata da presupposti concreti e formalmente validi. Per questo motivo, la semplice scoperta di documentazione fiscale in ambito domestico non basta a renderla automaticamente utilizzabile.

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Le conseguenze possono incidere direttamente sugli esiti delle verifiche. Se la documentazione acquisita irregolarmente costituisce il principale fondamento dellโ€™accertamento, il contribuente puรฒ contestarne lโ€™utilizzo davanti al giudice tributario chiedendo lโ€™annullamento degli atti emessi dal Fisco.
Il tema assume particolare rilievo nei controlli verso imprenditori e professionisti, dove spesso parte della documentazione amministrativa viene conservata anche presso lโ€™abitazione privata. In questi casi diventa decisivo il rispetto delle formalitร  richieste dalla normativa per evitare che gli elementi raccolti vengano successivamente dichiarati inutilizzabili.

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21/05/2026

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Il lungo stallo sul registro dei titolari effettivi potrebbe avvicinarsi alla conclusione. Dopo mesi di sospensioni e incertezze operative, arrivano infatti indicazioni favorevoli dalla Corte di giustizia dellโ€™Unione europea che potrebbero consentire la ripartenza delle comunicazioni e dellโ€™accesso ai dati.
La questione riguarda il sistema introdotto per identificare le persone fisiche che controllano realmente societร , enti e trust, misura prevista dalle normative antiriciclaggio europee e recepita anche in Italia. Negli ultimi anni, tuttavia, il registro รจ stato al centro di numerosi contenziosi legati soprattutto alla tutela della privacy e alla diffusione delle informazioni personali.
Lo stop deciso dalla giustizia amministrativa
In Italia il procedimento si era fermato dopo gli interventi del Tar e successivamente del Consiglio di Stato, che avevano congelato sia gli obblighi di comunicazione sia la consultazione delle banche dati in attesa di chiarimenti europei. La sospensione aveva inoltre bloccato eventuali sanzioni per le imprese inadempienti.
Il nodo principale era rappresentato dalla compatibilitร  tra trasparenza societaria e protezione dei dati personali. La Corte Ue, giร  nel 2022, aveva limitato lโ€™accesso indiscriminato del pubblico alle informazioni sui titolari effettivi, ritenendo necessario un maggiore equilibrio tra esigenze investigative e diritto alla riservatezza.
Nuove regole di accesso
Nel frattempo il legislatore europeo ha rivisto lโ€™impianto normativo attraverso il nuovo pacchetto antiriciclaggio, prevedendo criteri piรน restrittivi per lโ€™accesso alle informazioni contenute nei registri nazionali. Le modifiche puntano a consentire la consultazione solo ai soggetti autorizzati o titolari di un interesse qualificato.
Anche lโ€™Italia si รจ adeguata introducendo disposizioni aggiornate nel decreto legislativo di recepimento della direttiva AMLD6. Lโ€™obiettivo รจ rendere il sistema conforme agli standard europei e superare le criticitร  che avevano portato al blocco dellโ€™operativitร .
Possibile ripartenza per imprese e professionisti
Se il quadro verrร  definitivamente chiarito, le Camere di commercio potranno riattivare le procedure di comunicazione e consultazione del registro. Per imprese, professionisti e intermediari finanziari significherebbe tornare ad avere uno strumento centrale per gli adempimenti antiriciclaggio e per le verifiche sulla reale proprietร  delle societร .
Resta comunque attesa la definiva pronuncia europea sui rinvii presentati dalla giustizia amministrativa italiana, passaggio che potrebbe chiudere una vicenda normativa durata oltre due anni.

Lโ€™ordinanza n. 10650 del 22 aprile 2026 ribadisce il consolidato orientamento della Corte di Cassazione in materia di op...
14/05/2026

Lโ€™ordinanza n. 10650 del 22 aprile 2026 ribadisce il consolidato orientamento della Corte di Cassazione in materia di operazioni inesistenti e ripartizione dellโ€™onere della prova tra Amministrazione finanziaria e contribuente.

La Corte distingue chiaramente tra operazioni soggettivamente inesistenti e operazioni oggettivamente inesistenti. Nel primo caso, lโ€™Agenzia delle Entrate deve dimostrare non solo la fittizietร  del fornitore, ma anche che il contribuente fosse consapevole, o avrebbe dovuto esserlo con lโ€™ordinaria diligenza professionale, del coinvolgimento in una frode IVA. Solo dopo tale prova grava sul contribuente lโ€™onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per evitare la partecipazione allโ€™evasione.

Per le operazioni oggettivamente inesistenti, invece, una volta provata dallโ€™Amministrazione la natura fittizia dellโ€™operazione, spetta direttamente al contribuente dimostrare lโ€™effiva esistenza delle prestazioni o cessioni contestate. La Cassazione precisa inoltre che la regolaritร  formale della contabilitร , delle fatture o dei pagamenti non รจ sufficiente, poichรฉ tali elementi possono essere utilizzati per simulare operazioni inesistenti.

Lโ€™aspetto piรน rilevante dellโ€™ordinanza รจ il rafforzamento del principio di โ€œdiligenza qualificataโ€ richiesto allโ€™operatore economico. La Corte conferma infatti che il contribuente non puรฒ limitarsi a verifiche meramente formali, ma deve adottare comportamenti concreti e proporzionati al rischio dellโ€™operazione commerciale. Ne emerge una visione particolarmente rigorosa della responsabilitร  del soggetto passivo IVA, coerente con la giurisprudenza nazionale ed europea in tema di contrasto alle frodi carosello.

Dal punto di vista pratico, la decisione evidenzia lโ€™importanza, per imprese e professionisti, di documentare accuratamente le verifiche svolte sui propri fornitori e sulla reale esecuzione delle operazioni, poichรฉ la sola correttezza documentale non basta piรน a garantire la tutela del diritto alla detrazione IVA.

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08/05/2026

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Si accende il confronto tra professionisti e Governo sulla nuova norma che, dal 15 giugno, bloccherร  i pagamenti della Pubblica amministrazione in presenza di debiti fiscali, anche di importo minimo.
La misura, introdotta dalla legge n. 199/2025, modifica lโ€™articolo 48-bis del dpr 602/1973 eliminando la soglia dei 5.000 euro: basterร  quindi una cartella esattoriale non saldata, di qualsiasi importo, per far scattare il blocco.
Inoltre, cambia il meccanismo operativo: non piรน semplice sospensione del pagamento, ma versamento diretto da parte della PA allโ€™Agenzia della riscossione, con eventuale saldo residuo al professionista.

Le criticitร  sollevate

Le categorie professionali contestano duramente la norma, ritenuta penalizzante e sproporzionata.
Commercialisti: il presidente Elbano de Nuccio parla di misura โ€œdiscriminatoriaโ€, evidenziando il rischio di blocchi anche per importi irrisori.
Avvocati: secondo Francesco Greco (CNF), la norma รจ โ€œiniqua e incostituzionaleโ€, soprattutto per chi opera nel patrocinio a spese dello Stato.
Consulenti del lavoro: Rosario De Luca segnala possibili rallentamenti nei pagamenti e maggiori oneri burocratici per la PA.
Ingegneri e tecnici: Angelo Domenico Perrini denuncia un ulteriore aggravio amministrativo e il rischio di blocchi anche per piccole irregolaritร .

Un nodo ancora aperto

Oltre ai Consigli nazionali, anche le associazioni di categoria chiedono una revisione urgente della norma, ritenuta eccessivamente rigida e potenzialmente distorsiva.
Il punto centrale resta trovare un equilibrio tra esigenze di controllo fiscale e tutela dellโ€™attivitร  professionale, evitando effetti sproporzionati su compensi giร  maturati.

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