22/12/2025
Manovra 2026, ecco il nuovo maxi-emendamento del governo: ennesimo colpo di coda, tutte le misure
Dopo continui litigi e tira e molla, finalmente (forse) il governo ha trovato la quadra: cosa cambia per rottamazione, Transizione 4.0, ZES, pensioni, TFR e molto altro
Autore: Miriam Carraretto
La Commissione Bilancio del Senato ha dato il primo via libera alla Manovra 2026 dopo un percorso a singhiozzo, segnato da numerosi rinvii e dietrofront, stop-and-go e tensioni politiche che hanno tenuto per settimane il testo in ostaggio di mediazioni continue, fino alla vigilia dell’approdo in Aula lunedì 22 dicembre. Il passaggio più esplosivo è stato quello sul condono edilizio: una nuova formulazione ha riacceso lo scontro e ha innescato la reazione delle opposizioni, che hanno parlato apertamente di blitz e annunciato ostruzionismo.
Nel frattempo, anche dentro la maggioranza si è consumato un braccio di ferro intensissimo, in particolare sul capitolo pensioni. La moral suasion del ministro dell’Economia Giorgetti è stata imponente, si potrebbe dire, mentre dai ranghi Pd la definizione che circola in merito a questa Finanziaria è quella di “enorme pasticcio, cosa mai vista”: una sintesi più che efficace del clima in Commissione e fuori.
Al di là della superficie politica, la Commissione ha licenziato un impianto che richiede particolare attenzione, perché si intrecciano misure di sostegno agli investimenti delle imprese, con una riscrittura del perimetro degli incentivi, nuove entrate e ritocchi che impattano su liquidità, adempimenti e pianificazione fiscale 2026-2029.
Le misure per le imprese
Nel maxi-emendamento del governo è stato istituito nello stato di previsione del MEF un fondo con dotazione di 1,3 miliardi per il 2026, destinato a incrementare le dotazioni di misure a favore delle imprese.
Di fatto la Manovra introduce una logica di regolazione ex post, e cioè investimenti 2025, compensazioni 2026, un po' pericolosa perché il rischio di frizioni in fase di controllo resta alto quando l’agevolazione si scarica l’anno dopo e con risorse contingentate.
Transizione 4.0
Tra le novità più rilevanti lato investimenti, la Commissione ha confermato la proroga fino al 30 settembre 2028 delle agevolazioni per le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica o digitale in chiave Transizione 4.0. Nel nuovo pacchetto rientra quindi lo stanziamento di 1,3 miliardi per Transizione 4.0, i cui fondi erano andati subito esauriti, lasciando migliaia di imprese che avevano già fatto investimenti a bocca asciutta.
Le risorse sono assegnabili limitamente agli investimenti effettuati prima del 31 dicembre 2025 e il credito è fruibile esclusivamente in compensazione tramite F24 nel corso del 2026. È un’impostazione che punta a chiudere partite pregresse e a governare, in chiave di finanza pubblica, l’onda delle prenotazioni e delle richieste che rischiavano di restare senza copertura.
Iper ammortamento
Confermato l'iper-ammortamento triennale fino al 30 settembre 2028 degli investimenti per i beni di produzione.
ZES e pacchetto incentivi dentro un maxi-emendamento riscritto
Sul fronte ZES, la maratona parlamentare ha evidenziato la confusione del governo, che ha dovuto ritirare e poi ripresentare un maxi pacchetto di modifiche che include norme in favore delle imprese tra Transizione e Zes e crediti d’imposta. Chiaro è che l’oscillazione politica rende più difficile la programmazione: quando i correttivi entrano ed escono dal testo a ridosso del voto, cresce l’incertezza su aliquote, finestre e cumuli.
Ad ogni modo, il maxi-emendamento prevede aliquote molto più alte per la ZES agricoltura, pesca e acquacoltura. Per microimprese e PMI attive nella produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore forestale si passa al 58,7839%, mentre per le grandi imprese della produzione primaria di prodotti agricoli si arriva al 58,6102%.
Ritenuta d’acconto tra imprese dal 2028
Nel testo uscito dalla Commissione spiccano poi due interventi che, pur diversi, hanno un comune denominatore: incidono sui flussi finanziari e sulla convenienza di alcune operazioni.
Il primo è la ritenuta d’acconto tra imprese, che viene anticipata di un anno: dal 2028 è prevista un’aliquota ridotta 0,5%, che sale all’1% dal 2029. È una norma che, se confermata in Aula senza riscritture, apre un capitolo nuovo nella gestione dei rapporti B2B: per molte filiere sarà essenziale capire perimetro applicativo, interazioni con regimi di esonero/compensazione e impatto sulla liquidità, perché anche aliquote micro possono creare effetti sistemici se applicate su volumi elevati.
Tobin Tax raddoppiata dal 2026
Il secondo intervento riguarda la imposta sulle transazioni finanziarie, la Tobin Tax: dal gennaio 2026 l’aliquota passa dallo 0,1% allo 0,2% sulle cessioni in mercati regolamentati e dallo 0,2% allo 0,4% negli altri casi.
Fondo Sviluppo e Coesione tagliato nel 2026
Nel testo predisposto per l’Aula, c'è un taglio secco alle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (programmazione 2021-2027): meno 300 milioni per il 2026 e meno 100 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028.
Un duro colpo per le imprese, per cui il Fondo è una leva concreta che spesso si traduce in bandi territoriali, cofinanziamenti, infrastrutture e interventi di contesto. Un ridimensionamento, anche se spalmato, può rallentare infatti cantieri e programmi regionali, con effetti indiretti su commesse, tempi di pagamento e pipeline di investimenti locali.
Stretta sui dividendi
Novità anche per la stretta sui dividendi. Riguarderà solo le partecipazioni inferiori al 5% o fino a 500mila euro.
Le misure per le famiglie
Pensioni, stop al cumulo con complementare
Sul fronte famiglie, il capitolo pensioni è stato il detonatore che ha fatto letteralmente saltare in aria la politica. Svanisce nel nulla la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia anticipata cumulando rendite di previdenza complementare. Inoltre, aumentano i tagli sull’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci, con un profilo crescente dal 2027 in avanti. Sul punto, Salvini ha negato che possa aprirsi una crisi di governo.
Rottamazione quinquies
Nel 2026 ci sarà una nuova pace fiscale: ormai la rottamazione quinquies è praticamente certa. Il pagamento potrà avvenire in unica soluzione entro il 31 luglio 2026, oppure fino a 54 rate bimestrali di pari ammontare, con un calendario che parte con tre scadenze nel 2026 (31 luglio, 30 settembre, 30 novembre), prosegue dal 2027 con sei scadenze l’anno (31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre, 30 novembre) e chiude nel 2035 (31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio).
La, novità è che, rispetto alla versione contenuta nella bozza bollinata della Legge di bilancio, il tasso di interesse delle rate passa dal 4 al 3%.
TFR, ampliamento dell’obbligo e adesione automatica alla complementare
Sul TFR la manovra porta modifiche strutturali. Da un lato si amplia la platea dei datori di lavoro privati tenuti al versamento del contributo, includendo dal 1° gennaio 2026 anche chi raggiunge la soglia dei 50 dipendenti negli anni successivi all’avvio; in via transitoria per il biennio 2026-2027 l’inclusione è limitata ai datori con almeno 60 dipendenti; dal 2032 l’obbligo si estende alle aziende con almeno 40 dipendenti.
Dall’altro lato, per i neoassunti del settore privato scatta dal 1° luglio 2026 l’adesione automatica alla previdenza complementare, con facoltà di rinuncia entro 60 giorni.
Affitti brevi
Sul dossier affitti brevi il testo uscito dalla Commissione disegna un confine più netto tra gestione privata e attività d’impresa. L’aliquota resta al 21% per la prima casa (locazioni sotto i 30 giorni) e al 26% per la seconda; oltre due immobili l’inquadramento diventa reddito d’impresa.
Qui l’effetto è immediato: si abbassa la soglia oltre la quale il legislatore presume un’organizzazione imprenditoriale. Per molti contribuenti questo significa uscire dalla logica “cedolare/locazione” e entrare in un perimetro completamente diverso (contabilità, IVA dove applicabile, contribuzione, deducibilità costi, adempimenti). È un terreno ad alto rischio di errori, soprattutto nel 2026, quando i comportamenti reali (numero di immobili e modalità di gestione) potrebbero non essere allineati alle nuove presunzioni.
Condono edilizio
Il condono edilizio è stato un altro casus belli particolarmente potente. La maggioranza ha riproposto una formulazione sull’emendamento relativo alla riapertura dei termini del condono 2003, scatenando l’attacco delle opposizioni. La norma è poi stata trasformata in ordine del giorno.
Taglio Irpef ceto medio
Tra le misure importanti, anche il taglio Irpef per il ceto medio che non subisce modifiche rispetto alla scrittura iniziale.
Congedo parentale esteso
Novità anche per il congedo parentale: viene estesa a 14 anni l'età del figlio per fruire del congedo facoltativo (prima era 12).
Raddoppiano anche i giorni a disposizione in caso di malattia dei figli, da 5 a 10 all'anno, e viene confermata la retribuzione all'80% per i primi tre mesi.
Prima casa fuori dal calcolo Isee
Ai fini ISEE viene innalzata la soglia di inserimento della prima casa nel calcolo, passando a 91.500 euro, incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Le maggiorazioni sono rideterminate in 0,1 in caso di nuclei familiari con 2 figli, 0,25 con 3 figli, 0,4 con 4 figli e 0,55 in presenza di almeno 5 figli.
Tassa sui pacchi
Confernata quella che da subito era stata ribattezzata "tassa sui pacchi” o tassa "anti Shein e Temu": pagheremo un contributo di 2 euro per ogni spedizione proveniente da Paesi extra-Ue con valore dichiarato fino a 150 euro.
Bonus libri
Arriva un bonus libri da 20 milioni di euro per le famiglie che hanno un Isee fino a 30mila euro, che sarà erogato direttamente dal Comune di residenza.
Bonus scuole paritarie
Ok anche a un'altra misura che ha fatto parecchio discutere: un contributo fino a 1.500 euro per le famiglie con Isee fino a 30mila euro che hanno figli che frequentano le scuole medie o i primi due anni delle superiori di una scuola paritaria.
I nodi irrisolti
Nonostante il via libera in Commissione, il cantiere non è ancora per nulla chiuso: la Manovra approda in Aula al Senato il 22 dicembre e il voto finale inizierà il 23, prima del passaggio alla Camera per l’ok definitivo. Presumibilmente la Legge di bilancio sarà votata il 29 o 30 dicembre.
Essendo stata riscritta più volte, la bozza è un puzzle frammentato di norme a cui bisogna prestare molta attenzione. Cosa che aumenta la probabilità di una “coda” di interventi correttivi nel 2026, decreti collegati, chiarimenti, norme di coordinamento, con il rischio classico: contribuenti che devono decidere subito, mentre le regole si stabilizzano solo dopo.
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