28/05/2025
👉 📚 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮: 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗺𝗮 𝗴𝘂𝗮𝗱𝗮𝗴𝗻𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗺𝗲𝗻𝗼?
Non tutto si decide nei palazzi di Bruxelles o nei consigli d’amministrazione di multinazionali tech. Una parte fondamentale del nostro benessere si gioca ogni giorno nelle scelte nazionali – anche nella scuola. Ma allora, una domanda sorge spontanea:
👩🏫 Perché, se l’economia italiana va meglio, il lavoro nella scuola è sempre più povero?
Negli ultimi anni lo Stato ha tagliato le tasse sulle buste paga per 17,6 miliardi, ma gli stipendi reali non sono aumentati. Anzi, spesso ci sentiamo più poveri. Come mai?
⚠️ La risposta: esistono tasse invisibili (e colpiscono anche i docenti). Tra il 2021 e il 2024:
-Gli occupati sono aumentati (+9,2%)
-Il monte salari è cresciuto (+11,5%)
-Ma l'inflazione è salita del 17,6%
-E il gettito IRPEF è aumentato del 18,85%
Qualcosa non torna, vero?
Il punto è che paghiamo più tasse senza accorgercene: è il cosiddetto fiscal drag, cioè il trascinamento fiscale. I piccoli aumenti in busta paga (dovuti a rinnovi contrattuali o arretrati) ci spingono in scaglioni IRPEF più alti, facendoci pagare più tasse... anche se in realtà non guadagniamo di più in termini reali. È una tassa “invisibile”, ma molto reale.
🧾 E nel frattempo?
Il potere d’acquisto dei docenti è crollato del 7,2%.
Il taglio del cuneo fiscale è stato compensato da meno detrazioni e più prelievo.
Il PNRR? Sulla scuola poco o nulla: zero investimenti in ricerca, innovazione didattica, formazione strutturale.
I giovani insegnanti entrano con stipendi bassissimi, mentre i pensionamenti lasciano posti mal retribuiti.
👉 Il risultato: deflazione salariale strutturale nella scuola.
💸 Il paradosso italiano
Mentre il ceto medio del pubblico impiego (compresi i docenti) paga imposte da ricchi, molti grandi patrimoni e redditi da capitale beneficiano di aliquote piatte (flat tax, cedolare secca, rivalutazioni agevolate, ecc.).
È una redistribuzione alla rovescia. E la Costituzione, all’articolo 53, è chiara: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.
Oggi, però, è chi lavora nella scuola a sostenere sulle proprie spalle il sistema, mentre lo Stato racconta di aver ridotto le tasse.
✅ Conoscere questi meccanismi è il primo passo per cambiarli.
Lo SNADIR si batte per la giustizia fiscale e per una vera valorizzazione del lavoro nella scuola.
✊ Facciamo sentire la nostra voce.
Non c’è innovazione senza investimento nella conoscenza.