Acli San Rocco

Acli San Rocco Caf/patronato

02/06/2026

Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero la Repubblica e, insieme, un’idea nuova di Paese: libero, democratico, fondato sulla partecipazione e sulla dignità della persona.

Per la prima volta votarono anche le donne. Un passaggio storico che cambiò per sempre l’Italia.

A ottant’anni da quella scelta, ricordiamo che la Costituzione non è solo memoria: è un impegno quotidiano fatto di pace, giustizia sociale, diritti, partecipazione e responsabilità.

Come ACLI siamo orgogliosi del contributo dei Costituenti aclisti alla scrittura della nostra Carta, ancora oggi bussola fondamentale per costruire una società più giusta e inclusiva.

“E la Costituzione è la via maestra per realizzare la pace nella giustizia.” Emiliano Manftedonia, Presidente nazionale drlle Acli

Leggi l’articolo completo👇https://www.acli.it/2-giugno-80-anni-di-partecipazione-e-democrazia/

02/06/2026

💛🧸🌈 𝐋𝐚 𝐒𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐨𝐫𝐫𝐢𝐬𝐢🌈🧸💛

“𝑫𝒐𝒗𝒆 𝒖𝒏 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒓𝒓𝒊𝒅𝒆, 𝒊𝒍 𝒎𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒔𝒊 𝒊𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒏𝒂”🌈

📍Prima tappa Catania con le Acli Catania presso l’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico presidio G. Rodolico (Reparti di Pediatria, Oncoematologia pediatrica, DH)

Il progetto, promosso dalle Acli Sicilia, nasce con un obiettivo semplice, ovvero portare un momento di leggerezza nei reparti pediatrici degli ospedali siciliani.

All’interno delle strutture ospedaliere, grazie alla presenza dei volontari delle Acli provinciali e di qualche magico aiutante 🧚🏼‍♀️, verranno donati giochi e libri ai bambini ricoverati, creando occasioni di svago e piccoli spazi di normalità anche durante il percorso di cura.

“La Stanza dei Sorrisi” è un progetto promosso da ACLI Sicilia, realizzato insieme alle ACLI provinciali nell’ambito della campagna del 5 per Mille annualità 2024.

17/05/2026
15/05/2026

È partita oggi 15 maggio la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universale e accessibile.
La proposta punta a intervenire su alcuni dei problemi che oggi pesano di più sulla vita delle persone: liste d’attesa troppo lunghe, difficoltà di accesso alle cure, carenza di personale sanitario, disuguaglianze territoriali sempre più forti e una sanità territoriale che in molte aree del Paese non riesce a dare risposte adeguate.
L’obiettivo è rilanciare il ruolo del servizio pubblico, investendo nella medicina di prossimità, nella prevenzione, nella qualità delle cure e nelle condizioni di lavoro di chi opera ogni giorno nel sistema sanitario. Le ACLI sostengono questa proposta perché il diritto alla salute riguarda la qualità della vita delle persone, la tenuta delle comunità e la possibilità di non lasciare sole le fasce più fragili della popolazione.
“La salute è un diritto fondamentale, non un privilegio. Difendere il diritto alla salute significa difendere la coesione sociale del nostro Paese. Sosteniamo la proposta di legge di iniziativa popolare perché crediamo in un Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universale e accessibile a tutte e tutti. Quando il diritto alla cura dipende dal reddito, dal luogo in cui si vive o dalla condizione lavorativa, si rompe un principio fondamentale della nostra democrazia: l’uguaglianza tra le persone. Ridurre le liste d’attesa, garantire cure di qualità, valorizzare il personale sanitario e rafforzare la sanità territoriale significa difendere la dignità delle persone e il futuro del nostro Paese. Investire nella salute significa investire nella comunità, nella solidarietà e nel futuro, garantire sicurezza e inclusione, contrastare le fragilità e ridurre la distanza tra cittadini e territori. Perché nessuno deve essere lasciato solo davanti al bisogno di cura.” Agata Aiello, responsabile Inclusione sociale ACLI nazionali.

Per firmare e approfondire la proposta:
https://www.acli.it/le-acli-sostengono-la-proposta-di-legge-popolare-per-rafforzare-il-servizio-sanitario-nazionale/

05/05/2026

L’attacco alla Global Sumud Flotilla da parte delle forze armate israeliane è un insieme di atti illegali che si prefigurano come reati in base al diritto internazionale, marittimo, europeo e nazionale, e alcuni chiamano in causa direttamente l’Unione Europea e il Governo Italiano.

Chiediamo al governo italiano di intervenire con tutti gli strumenti possibili per la liberazione di Avila e Abukeshek: per il diritto marittimo, le imbarcazioni battenti bandiera italiana che navigano in acque internazionali ricadono sotto la giurisdizione del Paese di bandiera, e il rapimento è quindi da considerarsi compiuto in territorio italiano.
Il governo italiano è anche tenuto a chiedere conto ad Israele dell’atto di pirateria compiuto contro cittadini e cittadine italiani e imbarcazioni battenti bandiera italiana.
All’Unione Europea chiediamo un’azione tesa a determinare l’immediata liberazione dei due rapiti, giustizia per gli equipaggi vittime dell’attacco, e la fine delle complicità con le violazioni dei diritti umani e dei popoli commessi da Israele.

Il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici è stato ancora una volta violato. È tempo di prenderne atto, e di agire di conseguenza.

ANPI, ARCI, ACLI, LIBERA, PAX CHRISTI

26/04/2026

Le Quattro Ore di Mascalucia

C’è un paese, ai piedi dell’Etna, che oggi si è fatto grosso, anzi gonfio, come un albero cresciuto storto e in fretta: Mascalucia. Oltre trentamila abitanti, strade larghe, villette a schiera e voci di città. Ma nel 1943, di quella Mascalucia non c’era che il nome.

C’erano tremila anime stanche, e in più cinquemila sfollati arrivati da Catania, che a quel tempo tremava sotto le bombe. Gente con valigie leggere e occhi pesanti. Il paese si stringeva, come poteva: in una stanza dormivano in dieci, l’acqua si centellinava, il pane si divideva col coltello e senza recriminazioni.

Ma a volte basta una giornata storta — il 3 agosto, per esempio — per far esplodere tutto.

A Mascalucia bivaccavano duemila soldati tedeschi, stanchi pure loro, col dito sul gr*****to e la faccia dura. I soldati italiani, pochi, silenziosi, erano addetti alle fotoelettriche.
L’Italia era ancora “alleata” della Germania, almeno sulla carta. Ma la realtà, come spesso accade, smentiva i documenti.

I tedeschi cominciarono a razziare: animali, vettovaglie, biciclette, perfino la pazienza della gente. La goccia scivolò nel vaso quando un gruppo di soldati tentò di rubare una camionetta. Ma il proprietario aveva staccato la batteria.

In quel momento intervenne Francesco Wagner, 22 anni, mantovano, soldato italiano con la schiena dritta e il moschetto carico.
Li minacciò. I tedeschi, sorpresi, si ritrassero. Ma promisero vendetta, com’è usanza dei prepotenti.

Poco dopo, Wagner fu sorpreso mentre era fermo con la sua moto. Gliela presero. E lui, che non era tipo da mandare giù la rabbia, li rincorse, e li trovò. Erano accanto a un camion carico di soldati. Lui tirò fuori il moschetto, e poi — gesto da cinema, ma reale — una bomba a mano con la linguetta tra i denti.

I nazisti si fermarono. La paura parla tutte le lingue. Gli restituirono la moto.
Più tardi, Wagner catturò un altro tedesco che tentava un’irruzione. Ma quello, con una pi***la nascosta, gli sparò alle spalle. E lo lasciò lì.
Francesco Wagner morì così: da solo, in piedi, tradito.

E mentre in una parte del paese si piangeva, dall’altra scoppiava il fuoco. A Villa Amato, i nazisti cercavano armi. Il proprietario, Giovanni Amato, non chinò la testa. Lo fucilarono davanti al cancello. I familiari risposero, spararono, colpirono. I cadaveri tedeschi vennero nascosti, ché l’odore della rappresaglia già si sentiva.

La notizia si diffuse come una miccia corta. E Mascalucia esplose.

Si sparava dai tetti della Chiesa Madre, di San Vito, dai balconi, dalle ville. Si piazzò perfino una mitragliatrice alle porte del paese. Dalle 17 alle 21, fu guerriglia urbana, senza quartiere, senza ordini, senza tregua.

Poi, alle 21, una pausa silenziosa. Le mani tremavano, i corpi andavano raccolti.

Ma alle 22 arrivarono i rinforzi tedeschi. Con loro, un panzer, e la richiesta glaciale:

“Cento mascaluciesi da fucilare. Subito. Per rappresaglia.”

Il podestà tentava di trattare, ma i nazisti stringevano. Finché Tommaso Nicolosi, vigile militarizzato, fece il gesto che nessuno si aspettava: disarmò l’ufficiale tedesco e gli puntò la pi***la alla testa.
Non fu retorica, fu istinto. Con gli inglesi alle porte e l’arma alla tempia, il comandante si arrese. La colonna lasciò il paese.

14 tedeschi morti. Altri scomparsi.
Di civili feriti o uccisi, nessuna lista certa. Alcuni rimasero anonimi per scelta, per paura, per dignità. Ma si sa che, oltre a Wagner e Amato, morì un cittadino e due soldati italiani che avevano preso parte alla rivolta.

Il 7 agosto arrivarono gli inglesi. Ma la guerra, per Mascalucia, era finita quattro giorni prima, quando il popolo prese in mano il proprio destino.

Il 12 novembre 2022, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegnò al Comune la Medaglia d’Argento al Merito Civile.
La motivazione era limpida come il sangue versato:

“Primo comune in Europa a insorgere contro l’esercito tedesco.”

Ecco, Mascalucia. Quattro ore bastarono per fare la storia. E ancora oggi, vale la pena ricordarlo.

Fonti : mascalucia. Org :- La Resistenza etnea: le quattro ore di Mascalucia del 3 agosto 1943 di Francesca Calì ; palermo.anpi. It :- Estate 1943: Una lunga scia di sangue nell’area etnea. Le stragi naziste di Domenico Stimolo; La resistenza italiana in Sicilia. I martiri e gli eroi di Mascalucia e Pedara di Nicola Musumarra

23/03/2026

“La vittoria del NO nel referendum costituzionale è un monito chiaro per la classe politica: la Costituzione non si cambia a colpi di maggioranza. Se si interviene sulla Carta, lo si fa insieme, con il più ampio consenso possibile, nel rispetto dello spirito condiviso che l’ha generata, improntato alla comune responsabilità nell’incontro che crediamo sempre possibile.

Allo stesso modo, il tema della giustizia richiede serietà e responsabilità: va riformata, migliorata e resa più efficiente, ma non può essere oggetto di interventi unilaterali. Serve invece la più ampia convergenza possibile, a tutela dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.
L’altro dato politico rilevante è la partecipazione democratica: un segnale forte, un vero sussulto civico che dimostra come cittadine e cittadini vogliano tornare protagonisti, ridando dignità e speranza alla politica. Quando le persone partecipano, la democrazia si rafforza e ritrova il suo senso più profondo.

Un ringraziamento particolare poi va alle acliste e agli aclisti che, in tutta Italia, si sono messi a disposizione con impegno e generosità per organizzare eventi e dibattitti con l’obiettivo primario di informare i cittadini e che hanno portato avanti un NO ragionato, a tutela dei principi democratici e dell’equilibrio istituzionale”.

Emiliano Manfredonia

28/02/2026

Per un ritorno alla politica e al diritto internazionale: mai la guerra si alla pace.

Le Acli esprimono profonda preoccupazione e netta condanna per l’ennesima escalation militare che vede coinvolti Israele, gli Stati Uniti e l’Iran.

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una drammatica affermazione della legge del più forte, e della guerra come unica arma di risoluzione delle controversie internazionali, con una deriva pericolosa ed inaccettabile.

Ancora più grave e subdolo è giustificare le bombe “in nome della libertà” o della sicurezza strategica. Il regime iraniano si è reso colpevole di gravi crimini verso il suo stesso popolo, ma non vorremmo che dietro la retorica della guerra di liberazione si nascondesse il semplice dato affaristico per cui si rimuovono alcune figure e poi ci si accorda per fare buoni affari con il resto del regime che rimane inalterato, come è accaduto in Venezuela dove l’unica cosa che è cambiata sono le compagnie che estraggono il petrolio.

In ogni caso, la pianificazione dell’omicidio o della rimozione formata di leader avversari è contraria al diritto internazionale, come lo è la sostituzione dell’ONU e di tutte le agenzie internazionali con club miliardari gestiti in modo opaco.

Non possiamo accettare che la mediazione politica venga considerata irrilevante, che il diritto internazionale venga infranto, che il multilateralismo sia svuotato di senso.

La guerra è sempre una sconfitta per tutti. Lo è per chi la subisce e per chi la sceglie perché chiude spazi, produce odio, genera instabilità per decenni e compromette un futuro comune diritto.

Ribadiamo con forza che la pace si costruisce attraverso il dialogo, la diplomazia ed il rispetto delle istituzioni internazionali e la cultura della nonviolenza.

In questo scenario tragico chiediamo che l’Unione europea assuma coraggiosamente un ruolo attivo ed autorevole di mediazione politica promuovendo un immediato cessate il fuoco. L’Unione, nata dalle ceneri di due guerre mondiali, ha il dovere storico di essere costruttrice di ponti e non di muri. Allo stesso modo chiediamo al governo italiano, ricco di anni di storia e dialogo con il popolo Iraniano, di farsi promotor e sostenitore di un’iniziativa politica concreta finalizzata alla cessazione del diritto, alla denuncia dell’ennesima violazione del diritto internazionale da parte di Israele e Stati uniti. Di ritornare alla mediazione omanita con il coinvolgimento dell’AIEA per garantire trasparenza nel programma nucleare iraniano.

Come ACLI continueremo a promuovere nei territori e nel mondo del lavoro una cultura di pace fondata sulla giustizia, sul rispetto dei diritti umani e sulla cooperazione fra i popoli, secondo il magistero costante di Leone XIV.

La pace non è utopia, ma l’unico realismo possibile.

Emiliano Manfredonia

23/01/2026

Il ciclone Harry, che ha colpito nei giorni scorsi pesantemente la Sicilia, la Sardegna e la Calabria, ci ricorda ancora una volta che la crisi climatica non è un’emergenza lontana ma una realtà che coinvolge sempre più frequentemente i nostri territori.
Come Acli esprimiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza a chi ha subìto danni e ci conforta pensare che almeno non sono andate perdute delle vite umane.

Di fronte a tali eventi meteorologici sempre più estremi e pericolosi, non possiamo assolutamente accettare il silenzio e l’assenza di una visione chiara da parte del Governo e chiediamo con forza sia al Governo che alle Regioni di voler provvedere quanto prima ad agire a favore delle persone rimaste senza casa e senza lavoro, e a mettere in sicurezza territori resi fragili da anni di incuria e di speculazione edilizia.
L’ambiente e il clima non sono temi secondari: sono questioni di giustizia sociale, di sicurezza, di tutela delle nostre comunità.
Come Acli continuiamo a chiedere politiche coraggiose di prevenzione, investimenti solidi nei territori e un impegno serio nella transizione ecologica.

06/01/2026

Indirizzo

Via Etnea 374
Mascalucia
95030

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 16:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 16:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 13:00

Telefono

+393277273010

Sito Web

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