18/02/2026
🔍 𝗣𝗲𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝗼: 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗲… 𝗼 𝗺𝗶𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝗮 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗹’𝗮𝗰𝗰𝗲𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼?
Ci sono perizie usate per:
• giustificare 𝗿𝗼𝘆𝗮𝗹𝘁𝗶𝗲𝘀 in licensing,
• fissare un prezzo in 𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲/𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼,
• “abbellire” il valore in 𝗯𝗶𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗼.
E qui arriva la parte scomoda: 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲. Anzi: 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘪𝘭 𝘥𝘰𝘤𝘶𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘱𝘪𝘦𝘨𝘢 𝘯𝘦𝘳𝘰 𝘴𝘶 𝘣𝘪𝘢𝘯𝘤𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩é 𝘩𝘢𝘪 𝘴𝘣𝘢𝘨𝘭𝘪𝘢𝘵𝘰. ⚠️
✅ 𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 è 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗲
• definisce un 𝗿𝗼𝘆𝗮𝗹𝘁𝘆 𝗿𝗮𝘁𝗲 coerente (driver, base di calcolo, territorio, durata);
• collega il valore a 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶: margini, volumi, premium price, investimenti marketing;
• rende il contratto di licenza 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 (qualità, controlli, esclusiva, risoluzione);
• se impatta il bilancio, rispetta i paletti di 𝗢𝗜𝗖 𝟮𝟰 (niente “fair value creativo”).
⚠️ 𝗜 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗲𝗱𝗼 𝗽𝗶ù 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼
• royalty “presa a sentimento” (o da un pdf trovato online);
• comparabili non confrontabili (settore/mercati diversi);
• assunzioni ottimistiche senza prove (crescita “miracolosa”);
• perizia che valorizza il marchio come asset globale, mentre il contratto lo concede “a pezzi”.
Risultato? 𝗶𝗻𝗱𝗲𝗱𝘂𝗰𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶, contestazioni su inerenza/antieconomicità, e discussioni infinite con revisori e banche. 🧾
📌 𝗠𝗶𝗻𝗶-𝗰𝗵𝗲𝗰𝗸𝗹𝗶𝘀𝘁 𝗮𝗻𝘁𝗶-𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
1. Scopo chiaro: licensing, cessione, conferimento o bilancio?
2. Metodo dichiarato (es. relief from royalty) + 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à
3. Benchmark tracciabile + criteri di selezione
4. Contratto coerente con la perizia (territorio, durata, qualità)
5. Dossier prove: dati economici, marketing, utilizzo del marchio (CPI – D.Lgs. 30/2005) 📊
Se stai impostando un licensing infragruppo: 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 è 𝘂𝗻’𝗮𝗿𝗺𝗮. Ma devi decidere tu se tenerla 𝘪𝘯 𝘮𝘢𝘯𝘰 o puntartela 𝘴𝘶𝘭 𝘱𝘪𝘦𝘥𝘦.
🎯Per nostra filosofia, ogni nostra perizia è costruita come fosse la prima ... unica!
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