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L’articolo di Marco Rigamonti, pubblicato su Eutekne.info l’11 agosto 2026, sostiene una tesi piuttosto netta: l’espress...
11/08/2026

L’articolo di Marco Rigamonti, pubblicato su Eutekne.info l’11 agosto 2026, sostiene una tesi piuttosto netta: l’espressione “abuso del diritto”, soprattutto in materia tributaria, contiene una contraddizione concettuale, perché rischia di trasformare un comportamento che la legge consente in un comportamento illecito sulla base di una finalità ricostruita successivamente dall’interprete.

Tesi centrale

L’autore parte dal dibattito sull’holding e dalla domanda: come può una struttura societaria lecita e conforme alla legge essere considerata abusiva?

Secondo Rigamonti, il problema non è tanto come progettare correttamente un’operazione, quanto il criterio con cui, dopo che l’operazione è stata realizzata, essa viene giudicata.

L’espressione “abuso del diritto” gli appare quindi un ossimoro: se un diritto è riconosciuto dalla legge, il suo esercizio non dovrebbe poter diventare illecito semplicemente perché l’Amministrazione o il giudice gli attribuiscono ex post una finalità diversa o non gradita.



1. La critica all’abuso del diritto

Nel diritto civile l’abuso del diritto presuppone normalmente un controinteresse penalizzato dall’esercizio del diritto.

Nel diritto tributario, invece, il fondamento viene spesso individuato nell’interesse fiscale, collegato all’art. 53 Cost. e al principio di capacità contributiva.

Ma, osserva l’autore, l’interesse fiscale non può significare semplicemente:

“incassare il maggior numero possibile di imposte”.

L’interesse fiscale deve essere perseguito applicando correttamente la legge e rispettando l’uguaglianza e la capacità contributiva.

Il vero problema nasce quando, dopo che l’operazione è stata effettuata, si ricostruisce la norma in modo da sostenere che quel risultato, pur formalmente conforme alla legge, sarebbe contrario alla finalità della disciplina.

Qui si crea una situazione problematica:

la norma viene utilizzata ex post per ricostruire un divieto che la norma stessa non aveva espresso chiaramente.



2. Il problema della holding

È questo, secondo Rigamonti, il punto particolarmente delicato per le holding.

Il confine tra:

* un normale e fisiologico differimento dell’imposizione, e
* un vantaggio fiscale indebito

rischia di essere stabilito sulla base di criteri non sufficientemente prevedibili.

L’autore richiama l’atto di indirizzo MEF del 27 febbraio 2025, che ribadisce la residualità della clausola antielusiva e afferma che il comportamento del contribuente deve essere valutato alla luce della ratio della norma applicata, non semplicemente confrontando il risultato ottenuto con quello che sarebbe derivato da un regime fiscale più oneroso.

Ma, secondo Rigamonti, rimangono due grandi zone d’ombra.

A. Il differimento d’imposta

Il differimento può costituire un vantaggio fiscale quando è sine die, cioè potenzialmente senza termine, oppure “significativamente posticipato”.

Ma cosa significa concretamente “significativamente”?

* 5 anni?
* 10 anni?
* 15 anni?

La norma non offre una risposta sufficientemente precisa.

B. Le ragioni extrafiscali

L’atto di indirizzo considera rilevanti anche le ragioni extrafiscali dell’operazione.

Il problema è che l’Amministrazione dovrebbe verificare se tali ragioni siano marginali e, per farlo, dovrebbe necessariamente indagare sull’intento sottostante all’operazione.

Ma l’intento soggettivo è difficile da accertare e, soprattutto, è poco compatibile con l’esigenza di certezza del diritto.



3. L’esempio della holding

L’autore propone implicitamente un caso molto significativo.

Immaginiamo:

Holding → detiene partecipazioni → non distribuisce gli utili → reinveste gli utili.

Il socio, invece di ricevere direttamente dividendi e pagare immediatamente l’imposta personale, ottiene un differimento dell’imposizione.

Che cosa distingue questa holding da una normale società commerciale che:

* produce utili;
* non li distribuisce;
* li reinveste?

Secondo Rigamonti, in entrambi i casi il differimento deriva dal normale funzionamento del sistema societario.

La holding non sta necessariamente “aggirando” una norma: sta semplicemente utilizzando una struttura prevista e disciplinata dall’ordinamento.



4. Il paradosso della trasparenza fiscale

Ed è qui che arriva uno degli argomenti più forti dell’articolo.

Se si portasse alle estreme conseguenze il ragionamento secondo cui il differimento della tassazione attraverso una holding costituisce abuso, si finirebbe per introdurre una sorta di trasparenza fiscale generalizzata:

il socio dovrebbe essere tassato come se la società gli avesse già distribuito gli utili.

Ma questa scelta non spetta all’interprete.

Se il legislatore avesse voluto stabilire che gli utili prodotti dalla società devono essere immediatamente tassati in capo al socio indipendentemente dalla distribuzione, avrebbe potuto prevederlo.

Non può essere l’interprete, attraverso la clausola generale dell’abuso, a introdurre indirettamente una regola di questo tipo.



5. L’interesse fiscale non può prevalere sulla legge

Da qui deriva un’importante conclusione:

l’interesse fiscale non può trasformarsi in un principio che consente all’Amministrazione di ottenere sempre il maggior gettito possibile.

Se una determinata struttura societaria produce, secondo le regole vigenti, un determinato carico fiscale, non è sufficiente dire:

“con un’altra struttura il contribuente avrebbe pagato di più”.

Bisogna dimostrare che quella specifica struttura costituisce un comportamento contrario a una norma, e non semplicemente che conduce a un risultato fiscalmente più favorevole.



6. Il vero problema è la certezza del diritto

La critica più profonda dell’articolo riguarda quindi la certezza del diritto.

Se il contribuente conosce le norme e costruisce un’operazione rispettandole, ma successivamente l’Amministrazione può sostenere che:

“formalmente è tutto corretto, però la vera finalità della norma era diversa”,

il contribuente non può sapere con sufficiente certezza prima di agire quale comportamento sarà considerato lecito.

Il confine dell’illecito diventa così mobile e imprevedibile.

E questo, secondo Rigamonti, è particolarmente problematico in materia tributaria, perché il contribuente deve poter conoscere in anticipo il presupposto e la misura dell’imposizione.



7. L’atto di indirizzo non può sostituire la legge

Un passaggio molto importante riguarda proprio l’atto di indirizzo MEF del 27 febbraio 2025.

Rigamonti non contesta necessariamente l’utilità dell’atto.

Anzi, riconosce che esso può contribuire a rendere più evidente un problema.

Ma sottolinea un limite fondamentale:

un atto di indirizzo non può creare un nuovo divieto.

Se la legge non ha tracciato con sufficiente precisione il confine tra:

* comportamento lecito;
* comportamento abusivo,

non è un documento amministrativo interpretativo che può colmare quella lacuna creando sostanzialmente una nuova regola.



8. L’art. 6 della direttiva ATAD

L’autore richiama anche l’art. 6 della direttiva ATAD, che impone agli Stati membri una clausola generale antiabuso.

Ma anche questo, secondo Rigamonti, non risolve il problema.

La presenza di una clausola generale non significa che qualunque comportamento formalmente conforme alla legge possa essere dichiarato illecito perché l’interprete gli attribuisce una finalità diversa.

Rimane il problema fondamentale:

quanto può spingersi l’interpretazione senza trasformarsi in una vera e propria creazione normativa?



9. La posizione finale sui commercialisti

L’articolo termina con una riflessione rivolta direttamente alla categoria professionale.

Rigamonti dice, in sostanza, che i commercialisti devono certamente interrogarsi su come strutturare una holding senza sfruttarla abusivamente.

Ma questa non dovrebbe essere una difesa puramente tecnica e passiva.

La categoria dovrebbe anche rivendicare la propria funzione istituzionale:

il professionista deve aiutare il contribuente a muoversi entro un perimetro normativo chiaro e prevedibile.

Se il perimetro non è chiaro, il problema non può essere scaricato semplicemente sul contribuente attraverso una contestazione di abuso.



In sintesi estrema

La tesi dell’articolo può essere condensata così:

1. Se una struttura societaria è prevista e consentita dalla legge, non dovrebbe diventare illecita solo perché produce un risultato fiscale favorevole.

2. L’abuso non può essere costruito ex post, ricostruendo una finalità della norma che il legislatore non ha espresso chiaramente.

3. Il differimento dell’imposta, di per sé, non equivale necessariamente a un vantaggio fiscale indebito.

4. Una holding che accumula e reinveste utili non è automaticamente abusiva solo perché evita la tassazione immediata del socio: il differimento può essere il normale effetto dell’autonomia patrimoniale e delle regole societarie.

5. Se si vuole impedire quel differimento, occorre una norma, non un’interpretazione estensiva dell’abuso.

6. L’Amministrazione non può sostituire al criterio legale quello del “avrebbe potuto pagare più tasse”.

7. Un atto di indirizzo amministrativo può orientare l’applicazione della legge, ma non può creare un nuovo presupposto impositivo o un nuovo divieto.

8. Il vero valore da tutelare è quindi la certezza del diritto tributario: il contribuente deve poter sapere prima dell’operazione quale comportamento è consentito e quale no.

La frase-chiave dell’articolo

La questione, in definitiva, non è se il contribuente abbia trovato la soluzione fiscalmente meno onerosa, ma se abbia esercitato una facoltà effettivamente riconosciuta dall’ordinamento.

Ed è proprio per questo che Rigamonti considera problematico parlare di “abuso del diritto”: se il limite del diritto viene definito soltanto dopo l’operazione, attraverso una finalità ricostruita dall’interprete, il rischio è che l’abuso diventi esso stesso uno strumento di incertezza normativa.

Concordato 2026-2027 e adeguamento ISA: effetti diversi a seconda dei casiIn vista del Concordato preventivo biennale 20...
10/06/2026

Concordato 2026-2027 e adeguamento ISA: effetti diversi a seconda dei casi
In vista del Concordato preventivo biennale 2026-2027, occorre prestare particolare attenzione all’eventuale adeguamento ISA.

Le ulteriori componenti positive indicate per migliorare il punteggio ISA, infatti, non producono sempre gli stessi effetti.

Per i contribuenti che accedono per la prima volta al concordato, l’adeguamento ISA può rilevare ai fini della proposta e dell’eventuale aliquota dell’imposta sostitutiva.

Diverso è invece il caso dei contribuenti che avevano già aderito al CPB 2024-2025 e intendono rinnovare l’adesione per il nuovo biennio 2026-2027: in questa ipotesi l’adeguamento ISA 2025 risulta irrilevante ai fini della nuova proposta.

Particolare attenzione deve essere posta anche al software “Il tuo ISA 2026 CPB”, che non prevede blocchi automatici né segnala l’eventuale errore.

Leggi il resto dal nostro sito:

Concordato 2026-2027 e adeguamento ISA: effetti diversi a seconda dei casi. Occorre prestare particolare attenzione all’eventuale adeguamento ISA.

Dal periodo d’imposta 2025 cambiano le regole per le detrazioni IRPEF relative ai familiari a carico.Nei modelli 730/202...
08/06/2026

Dal periodo d’imposta 2025 cambiano le regole per le detrazioni IRPEF relative ai familiari a carico.

Nei modelli 730/2026 e REDDITI PF 2026, la detrazione per gli “altri familiari” resta riconosciuta solo per gli ascendenti conviventi, come genitori, nonni e bisnonni.

Gli altri familiari, come fratelli, sorelle, suoceri, generi, nuore e nipoti, non danno più diritto alla relativa detrazione.

Particolare attenzione va prestata alla compilazione del prospetto dei familiari a carico, soprattutto per distinguere correttamente gli ascendenti conviventi da quelli non conviventi.

[Leggi l’approfondimento dal nostro sito... Dal periodo d’imposta 2025 cambiano le regole per le detrazioni IRPEF relative ai familiari a carico.

Nei modelli 730/2026 e REDDITI PF 2026, la detrazione per gli “altri familiari” resta riconosciuta solo per gli ascendenti conviventi, come genitori, nonni e bisnonni.

Gli altri familiari, come fratelli, sorelle, suoceri, generi, nuore e nipoti, non danno più diritto alla relativa detrazione.

Particolare attenzione va prestata alla compilazione del prospetto dei familiari a carico, soprattutto per distinguere correttamente gli ascendenti conviventi da quelli non conviventi.

[Leggi l’approfondimento]

Nei modelli 730/2026 e REDDITI PF 2026, la detrazione per gli “altri familiari” resta riconosciuta solo per gli ascendenti conviventi, come genitori, nonni e bisnonni.

Se sei psicologo o psicoterapeuta in Lombardia (e stai già lavorando in uno studio o vuoi aprirne uno), non puoi perdere...
23/02/2026

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12/02/2026

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09/02/2026

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07/01/2026

🏠 Agente immobiliare: la provvigione può saltare se ignora il regolamento di condominio

Il Tribunale di Ivrea (sentenza n. 1395/2025) ha affrontato un caso interessante: l’acquirente cercava un appartamento adatto alla figlia disabile, e la presenza di un balcone ad uso esclusivo era un elemento determinante. In trattativa l’agente aveva più volte rassicurato su questo punto, ma dai documenti emergeva invece un balcone “accessorio condominiale” (quindi non ad uso esclusivo). 

✅ Risultato: l’acquirente non ha ottenuto la risoluzione contro i venditori, ma ha ottenuto la restituzione della provvigione dall’agenzia. 

📌 Perché? Perché il mediatore ha violato l’obbligo informativo (art. 1759 c.c.): non basta “riferire”, occorre anche svolgere verifiche documentali con l’ordinaria diligenza, compresa l’analisi del regolamento condominiale, che può incidere concretamente sui diritti legati all’immobile. 

Se stai acquistando o vendendo, una buona regola è semplice: ciò che è essenziale per la decisione va verificato sui documenti, non solo “a voce”.

📌 RENTRI e piccoli professionisti: arriva una semplificazione importanteCon la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art....
07/01/2026

📌 RENTRI e piccoli professionisti: arriva una semplificazione importante

Con la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1, comma 789) per alcune attività come estetisti, tatuatori, manicure e pedicure (e anche professionisti come medici, dentisti, veterinari, ecc.) è prevista una forte riduzione degli adempimenti legati al RENTRI per la gestione dei rifiuti pericolosi. 

✅ In sostanza: niente obbligo di iscrizione/gestione del RENTRI a condizione che al posto del registro di carico e scarico si faccia:
📄 conservazione progressiva per 3 anni del FIR (formulario) oppure del documento di conferimento rilasciato dal raccoglitore (nel circuito organizzato di raccolta). 

ℹ️ Questo allineamento riprende la logica delle esclusioni già previste dal D.Lgs. 152/2006 sul registro di carico/scarico

🎯 OVER 70 A BRESCIA: ALCUNE TASSE NON SONO PIÙ DOVUTE… MA SOLO SE FAI DOMANDAMolti anziani stanno ancora pagando costi c...
10/12/2025

🎯 OVER 70 A BRESCIA: ALCUNE TASSE NON SONO PIÙ DOVUTE… MA SOLO SE FAI DOMANDA

Molti anziani stanno ancora pagando costi che in realtà potrebbero essere ridotti o azzerati.
Il problema? In gran parte dei casi lo sconto non è automatico: va richiesto.

📌 Esempi di agevolazioni per anziani (over 70/75) e famiglie a basso reddito:
• TARI – tassa rifiuti
Esiste un bonus sociale rifiuti che può ridurre la TARI fino al 25% per i nuclei con ISEE basso; in più, ogni Comune (compreso Brescia) può prevedere ulteriori riduzioni nel proprio regolamento e nei bandi locali. 
• Canone RAI
Dai 75 anni in su, con reddito complessivo familiare entro 8.000 € e senza conviventi con reddito (tranne colf/badanti), si può chiedere l’esenzione totale dal canone TV. 
• Altri contributi per anziani non autosufficienti
A livello nazionale e regionale (es. “bonus anziani” INPS e misure regionali per disabilità grave/non autosufficienza) sono previsti contributi mensili e voucher per chi ha più di una certa età, è non autosufficiente e ha ISEE basso. Anche qui serve domanda formale, spesso tramite Comune/ATS/INPS. 

👉 Cosa significa in pratica?
Se hai più di 70 anni (o assisti un genitore/nonno over 70) e vivi a Brescia o provincia, potresti:
• pagare meno TARI
• non pagare più il canone RAI
• ottenere contributi economici o altri sostegni

…ma solo se verifichi i requisiti e presenti la domanda corretta. 

🧾 Rottamazione Quinquies 2026: cosa cambia per le cartelle esattorialiLa nuova “rottamazione quinquies 2026” consentirà,...
05/12/2025

🧾 Rottamazione Quinquies 2026: cosa cambia per le cartelle esattoriali

La nuova “rottamazione quinquies 2026” consentirà, per le cartelle affidate all’Agenzia Entrate-Riscossione dal 2000 al 2023, di pagare in modo agevolato alcuni debiti fiscali e contributivi.

✅ In sintesi, cosa prevede
• riguarda le cartelle affidate in riscossione dal 2000 al 2023
• rientrano anche i decaduti da precedenti rottamazioni
• sono esclusi i contribuenti che erano in regola coi pagamenti al 30/09/2025
• si può pagare fino a 54 rate bimestrali (circa 9 anni)
• rata minima 100 €
• si decade dopo 2 rate non pagate → stop al beneficio agevolato

⚠️ Attenzione: la norma è ancora in fase di definizione e potrebbe subire modifiche in sede di approvazione definitiva.



💼 Cosa possiamo fare per te

Il nostro studio offre una consulenza dedicata per:
• analizzare le tue cartelle esattoriali
• verificare quali carichi possono rientrare nella rottamazione quinquies
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Per la prima consulenza di analisi posizione + simulazione di base è richiesto un acconto di:

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Per situazioni più complesse (più cartelle, vecchie rateazioni, contenziosi, ecc.) verrà fornito un preventivo personalizzato prima di procedere.



📲 Se hai cartelle pendenti e vuoi capire se la rottamazione quinquies 2026 può aiutarti,
scrivici in privato o contattaci ai nostri recapiti per fissare un appuntamento.

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25128

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